poetry

Tutto è cominciato alle superiori. Avevo 16 anni e la prof. di lettere mi diede da leggere i “Fiori del Male” (Les Fleurs du Mal) di Charles Baudelaire.
Pensavo ad una rottura di scatole e invece BOOM! Lessi avidamente le sue pagine per ritrovarmi in uno spazio umido, scomodo e allo stesso tempo così terribilmente familiare.
In fondo come potevo rimanere indifferente di fronte a queste righe:

“La stoltezza, l’errore, il peccato, l’avarizia, abitano i nostri spiriti e agitano i nostri corpi;
noi nutriamo amabili rimorsi come i mendicanti alimentano i loro insetti. […]”

 

Scuri

Scuri,
scorgo in sogno
gli occhi tuoi socchiusi.

 

Insostenibile

Verde e asciutto è lo scoglio dove la mia testa muore in torpido sonno scosso e sanguinante.
E’ solo un sogno e mi sveglio madido col respiro mozzo.
Mi alzo e cammino a piedi scalzi;
sento freddo, ma ciò mi tiene in vita, attaccato alla realtà, una realtà rivoltante, spietata e insostenibile.

 

La festa è finita

La festa è finita
sulle strade solo coriandoli sporchi
come caramelle dimenticate
sulle facce il trucco da lavare
e la malinconia di un tardo pomeriggio domenicale.

 

I giorni

I giorni futuri corrono e cadono
ti passano accanto di fretta
sono distratti
non ti guardano in faccia
scompaiono a ritroso
sono veloci a tratti
e morti si coprono
di vaghi ricordi.

Volo!

Volo!
E come ali
le labbra tue.

 

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