Usability

Usability - TitleWikipedia definisce l’usabilità nel seguente modo:

“L’usabilità è definita dall’ISO (International Standard Organization), come l’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono gli obiettivi prefissati in determinati contesti.

Il termine non si riferisce ad una caratteristica intrinseca dello strumento, quanto al processo di interazione tra utente, prodotto e finalità.

Il problema dell’usabilità si pone quando il modello del progettista (ovvero le idee di questi riguardo al funzionamento del prodotto, che trasferisce al design del prodotto stesso) non coincide con il modello dell’utente finale (ovvero l’idea che l’utente concepisce del prodotto e del suo funzionamento).

Il grado di usabilità si innalza proporzionalmente all’avvicinamento dei due modelli (modello del progettista, e modello dell’utente).”

Vediamo ora le diverse tecniche che permettono di tendere ad una migliore usabilità di un sito web.


Usability - Analisi EuristicheLe Analisi Euristiche

Le analisi euristiche permettono di identificare i problemi di utilizzo di un sito.
Mediante alcune tecniche base aventi più o meno valore scientifico come interviste, focus group, analisi dei modelli di comunicazione e del linguaggio specifico, analisi sociali, test di utilizzo, sondaggi e statistiche di navigazione, le analisi euristiche consentono di migliorare anche di molto l’usabilità con costi tutto sommato contenuti.


Usability - Focus GroupFocus Group

Ovvero come strutturare e gestire un focus group.

Il focus group è una tecnica di ricerca che nasce negli Stati Uniti ad opera di due sociologi degli anni ‘40 del Novecento, K. Levin e R. Merton, al fine di focalizzare un argomento e far emergere le relazioni tra i partecipanti.

Durata

Il focus group non deve durare meno di 90 minuti e non oltre i 120 minuti.

Conduzione

Il focus group viene normalmente effettuato da due persone: un animatore che conduce la discussione e un osservatore che esamina le dinamiche di relazione del gruppo.

Partecipanti

I partecipanti al focus group devono essere almeno 6/7 e non più di 12/13 persone, poiché un numero inferiore potrebbe inficiare le dinamiche di gruppo, mentre un numero superiore tende spesso a censurare l’intervento delle opinioni contrarie o deboli, non permettendo a tutti i partecipanti di esprimere al meglio le proprie idee.

Fasi di attuazione

Il focus group si compone di quattro fasi principali:

  • Riscaldamento
    è la fase più delicata in cui si determina l’esito del focus group, poiché spesso conduttore e osservatore sono percepiti con diffidenza, quali intrusi indagatori; pertanto, è bene mitigare il clima con un approccio amichevole e “soft”. Si inizia poi a strutturare la comunicazione sul contenuto, stimolando i partecipanti con un giro di tavolo o mediante la tecnica del metaplan, invitandoli a riflettere su un tema generico che deve essere sempre più specificato e indagato nella direzione utile rispetto ai fini preposti, seguendo i ragionamenti e le parole dei partecipanti stessi e facendone un’analisi semantica e del contenuto per farne emergere le criticità.
  • Relazione
    in questa fase si indaga il clima del gruppo, è perciò opportuno fare domande su tematiche di interesse comune e condiviso (tipo la mission dell’ente, i valori, la cultura aziendale laddove si conduce un focus
    group interno all’Amministrazione). E’ possibile utilizzare le tecniche proiettive per stimolare le libere associazioni e favorire l’esposizione di tutti i partecipanti (ad esempio: se io dico …, voi dite….? – Un buon motivo per lavorare qui è …? – Se avessi la bacchetta magica, della mia amministrazione cambierei ….?)
  • Consolidamento
    in questo momento, di norma, emergono le problematiche più sentite: è perciò importante, oltre a lasciare che il gruppo metta in evidenza le proprie criticità, tentare di calmare i partecipanti affinchè non si verifichino conflitti e per evitare che il focus group diventi uno “sfogatoio” di problemi più di affermazione personale che di necessità professionale.
  • Distacco
    la quarta fase è quella dell’allontanamento: per evitare di deludere le aspettative dei partecipanti, che, a questo punto, se la tecnica di ricerca è stata condotta ed utilizzata nel modo appropriato, sono in piena
    sintonia con il conduttore, in cui ripongono fiducia, è bene attuare un distacco graduale, lasciando che il gruppo si sfaldi da sé, in modo naturale.

Consigli per una migliore riuscita

  • non azzardare domande di cui non si può supporre la risposta
  • contenere il leader informale che tenta di trascinare il gruppo con la sua prepotenza vocale o con il suo ascendente
  • non lasciare che l’incontro diventi un “sfogatoio”, perciò contenere chi fa interventi troppo lunghi e poco inerenti alle finalità perseguite
  • tentare di incrementare la relazione tra conduttore/osservatore e partecipanti
  • dar sempre voce ai più deboli e ai più timidi, altrimenti si rischia di perdere punti di vista importanti
  • bloccare quelle domande del gruppo che mirano a temi personali
  • non mettersi mai in conflitto con i partecipanti, anche se di opinione contraria alla propria
  • non esprimere mai la propria opinione e non dare giudizi, tentare invece di rilanciare sempre la questione al gruppo

Chi conduce il focus gruop non si deve preoccupare di risolvere il problema dell’utente finale perchè l’obbiettivo del focus-group è raccogliere dati circa il problema, non risolverlo.
Il focus group è fatto perché sia il gruppo dei partecipanti a proporre soluzioni.


Usability - InterviewLe Interviste

Ovvero come gestire un’interazione comunicativa finalizzata alla rilevazione di dati.

L’intervista è uno strumento di ricerca sociale finalizzato alla rilevazione di dati utili, che consiste in una relazione (intesa come intreccio tra azione e comunicazione) tra almeno due soggetti che interpretano ruoli distinti, l’intervistatore e l’intervistato; da tale relazione deve essere esclusa qualsiasi finalità di valutazione di una performance e/o di influire volontariamente su atteggiamenti o su comportamenti, individuali o di gruppo.

Si tratta quindi di un’interazione comunicativa tra due soggetti, finalizzata all’acquisizione di informazioni e caratterizzata da una forte flessibilità, sia nella sequenza che nella forma delle domande che vengono poste.
Essa può essere o completamente non strutturata, cioè senza domande preparate ma organizzata sulla base di una conversazione libera su un tema prefissato, oppure rigidamente strutturata e standardizzata.

L’intervista in molti casi è caratterizzata dalla somministrazione di un questionario, che è sicuramente uno degli strumenti più diffusi, ma non l’unico utilizzabile per la rilevazione di dati all’interno di un’intervista.

Parlare della situazione di intervista come caratterizzata dalla complicanza tra azione e comunicazione significa dare valore ad entrambe le dimensioni e sostenere l’impossibilità o inutilità di un approccio che consideri solo l’azione, ossia il suo contesto di produzione oppure solo il semplice scambio verbale di informazioni e contenuti.
Astrarre l’informazione dai suoi contesti di produzione significa impoverirne o perfino travisarne il contenuto comunicativo.

Per realizzare un’ intervista in maniera metodologicamente corretta e acquisire informazioni e dati su di un certo tipo di oggetto o fenomeno, è bene seguire alcuni passaggi chiave, preliminari alla costruzione dello strumento:

  • effettuare un campionamento dell’universo di indagine per individuare il pubblico da intervistare
  • valutare i punti di forza e di debolezza dello strumento stesso per comprendere se è effettivamente il mezzo più idoneo per raggiungere i fini prefissati, dato il contesto in cui si opera
  • prendere in esame, una volta scelta l’intervista come strumento più idoneo ed adeguato, le diverse tipologie di interviste possibili ed individuare quella che risponde in maniera più soddisfacente al tipo di indagine che si vuole condurre
  • pianificare la conduzione dell’intervista, coerentemente alla tipologia scelta e strutturare la griglia delle domande o solamente la lista dei temi chiave che si intende affrontare nell’arco di tempo previsto, tenendo ben presente alcune regole fondamentali come ”non formulare domande ambigue o che suggeriscono la risposta”, ”formulare domande generali o di introduzione e poi via via più specifiche e mirate”, ”tener conto anche degli aspetti non verbali della comunicazione”, ecc.

In quanto interazione sociale, l’intervista contiene in sé un elevato potenziale di distorsione, incoerenza e trascuratezza, che l’intervistatore deve ben conoscere e saper gestire.
L’intervistatore per poter esercitare al meglio il suo ruolo e gestire in maniera efficace la relazione di intervista deve:

  • presentarsi all’intervistato, esplicitando l’ente che rappresenta e spiegare gli aspetti essenziali dell’indagine, illustrando l’oggetto della stessa e il contesto in cui si inserisce, in modo da stimolare il suo interesse e agevolare la sua comprensione
  • mostrarsi un interlocutore adattabile, in grado di saper ascoltare in modo attivo, amichevole ed empatico, seguendo le nozioni basilari della comunicazione interpersonale
  • evitare di ripetere che le risposte devono essere concise e pertinenti perché l’intervistato potrebbe essere indotto a fornire solo risposte stereotipate
  • evitare che l’intervistato parli senza limiti e divagando perché il tempo dell’intervista, oltre a rappresentare un costo, deve essere funzionale agli obiettivi prefissati e non ”a ruota libera”
  • porre le domande così come sono formulate e nell’ordine, poiché la costruzione della griglia di domande implica un processo di costruzione semantica della frase molto minuzioso, per non dare adito a differenti
    interpretazioni, in quanto le interviste devono poi essere raffrontate le une alle altre
  • evitare di ”guidare” gli interventi, ovvero non esprimere opinioni personali che possano influenzare il proprio intervistato
  • registrare su supporto magnetico le risposte date, specie se l’intervista non è strutturata e prevede domande aperte, esplicitando l’intenzione di utilizzare un apparecchio registratore, chiedendo a tal fine il consenso dell’intervistato e precisando che le informazioni raccolte rimarranno strettamente confidenziali

Successivamente, una volta organizzato e condotta l’intervista, l’elaborazione dei dati raccolti non potrà che avvenire tramite metodi e tecniche specifiche di ricerca sociale.
Tra queste occorre segnalare l’analisi del contenuto, tecnica di ricerca che può essere applicata a testi e documenti scritti, verbali, ma anche a figure ed icone che si basa su specifiche procedure di scomposizione e di classificazione
di testi.
La finalità principale di tale tecnica di analisi dei dati è quella di scomporre un qualsiasi testo, ad es. le risposte alle domande di un’intervista, in elementi più semplici che poi dovranno essere classificati in un sistema di categorie e ricondotti a variabili da elaborare statisticamente.
Tale operazione serve per creare un modello di classificazione relativo al tema oggetto di indagine e permette l’interpretazione delle informazioni raccolte, alla luce degli obiettivi iniziali.


Usability - User TestI Test Utente

I test utente prevedono l’osservazione individuale di un piccolo gruppo di utenti (il cui profilo è stabilito sulla
base del pubblico di un sito) durante l’interazione con le pagine web. Da test di questo tipo (che pure non hanno rilevanza statistica) è possibile trarre indicazioni ancora più precise delle eventuali lacune e dei punti deboli di
un’interfaccia.


Usability - Web WritingWeb writing

Ovvero come scrivere per il web

Considerato il pubblico molto vasto a cui in genere si rivolgono i siti web, è di fondamentale importanza organizzare le informazioni che si vogliono pubblicare, prestando particolare attenzione sia alla struttura dei testi che al contenuto.
Occorre tener presente che leggere un testo a video non è come leggere un testo cartaceo: la limitata dimensione dello schermo richiede brevità e chiarezza; inoltre, la natura ipertestuale del web obbliga a passare da una scrittura
lineare a una scrittura “profonda” ed “espansa” che richiede una progettazione lunga e accurata.

L’organizzazione delle informazione

  • strutturare l’informazione: raccogliere tutte le informazioni necessarie (rispettare la regola delle 5 W: who, what, when, where, why), decidere la gerarchia delle informazioni (distinguere le informazioni principali da quelle secondarie), suddividere il testo in paragrafi, ognuno contenente un argomento diverso, collocando le informazioni principali all’inizio e collegando i paragrafi fra di loro
  • pensare il testo in termini visivi: scrivere colonne di testo di larghezza e lunghezza omogenea, lasciare molti spazi vuoti, usare il grassetto per evidenziare brevi concetti fondamentali
  • scrivere ”microcontenuti” significativi: inserire titoli, sottotitoli, link e voci di indice per sintetizzare i contenuti presenti sulla pagina e fornire una guida per il lettore.

La chiarezza dei testi

Riguardo al contenuto dei testi, è consigliabile utilizzare un linguaggio semplice e chiaro, rispettando quelli che comunemente vengono indicati come i criteri di base per la chiarezza dei testi:

  • scrivere frasi brevi: non più di 25 o 30 parole e non più di 2 frasi per ogni periodo.
  • scrivere periodi non più lunghi di 25-30 parole e che contengono al massimo due frasi. Se ci si rivolge a un pubblico non qualificato, o misto, è meglio stare sotto le 20. Un metodo semplice per capire se una frase è troppo lunga (oppure manca della necessaria punteggiatura) è quello di leggerla ad alta voce.
    Se si rimane senza fiato è sicuramente da tagliare.
  • evitare di concentrare in una frase troppe informazioni. Se si hanno molte informazioni da dare è meglio spezzare il periodo in più proposizioni principali. Sono semplici e lineari le frasi costituite da una sola proposizione con un soggetto, verbo e qualche complemento.
  • scrivere frasi semplici e lineari (una sola proposizione con soggetto, verbo e qualche complemento). Quando si scrivono frasi formate da più proposizioni, preferire le frasi di forma coordinata a quelle di forma subordinata.
  • la “legge della vicinanza” suggerisce di tenere insieme le unità logiche della frase (soggetto, predicato verbale e complemento) e di non separarli con incisi che costringono il lettore a uno sforzo per rimettere insieme la frase.
    Le strategie per gestire una frase che si trova tra un soggetto e un verbo sono:

    • eliminare completamente la frase e trasformarla in un periodo separato;
    • trasformare la frase in una frase introdotta da “se” o “quando”;
    • spostare la frase alla fine del periodo.
  • specificare sempre il soggetto della frase. Quando il periodo contiene varie proposizioni è necessario specificare i vari soggetti, soprattutto quando non coincidono.
  • preferire la forma attiva dei verbi a quella passiva o impersonale. La forma attiva è più chiara di quella passiva perché identifica meglio il soggetto dell’azione che viene a trovarsi proprio all’inizio della frase. Anche la forma impersonale è per lo più da evitare: abusata nel linguaggio burocratico provoca un effetto di spersonalizzazione, e spesso nasconde un’informazione importante.
  • preferire, quando possibile, modi e tempi verbali semplici (es.: indicativo meglio del congiuntivo e del condizionale, tempo presente, passato prossimo e futuro meglio del passato remoto e del futuro anteriore).
  • tra i modi verbali è preferibile scegliere quelli più semplici che sono anche i più usati nel linguaggio comune. L’indicativo è preferibile al congiuntivo o al condizionale, perché è il modo della concretezza, della realtà.
  • nella redazione dei testi preferire le congiunzioni più usate nella lingua parlata (se, anche se, perché, quando, ecc.) che reggono l’indicativo a quelle di tono più elevato (a condizione che, qualora, ove, purché, benché, dal momento che, affinché, ecc.) che richiedono invece l’uso del congiuntivo.
  • anche per i tempi verbali la regola da rispettare è la semplicità.
    Semplicità significa quindi usare i tempi più comuni nella lingua parlata: presente, passato prossimo, futuro.
  • da evitare: il passato remoto che appesantisce enormemente la lettura e l’uso del futuro con valore imperativo che attenua o addirittura oscura il valore imperativo di alcune affermazioni.
  • limitare il più possibile l’uso del gerundio, specialmente se ha un soggetto diverso da quello della frase principale. Normalmente il gerundio appesantisce la frase e la rende meno incisiva. Poiché gli utenti audiolesi hanno difficoltà a comprendere questo modo verbale, è consigliabile utilizzare il più possibile
    le forme esplicite e usare il gerundio soltanto quando è veramente indispensabile.
  • usare la punteggiatura per rendere il testo più chiaro e leggibile. L’uso appropriato della punteggiatura contribuisce notevolmente alla chiarezza di un testo. Poiché le frasi brevi rendono il testo più leggibile, si consiglia di usare frequentemente il punto e il punto a capo, scrivendo frasi della lunghezza massima di 25-30 parole. Inoltre:
    • la virgola non va usata all’interno di blocchi unitari;
    • i due punti servono a introdurre elenchi, spiegazioni, chiarimenti;
    • il punto e virgola è usato solitamente nei periodi lunghi;
    • le virgolette sono usate di norma per isolare le citazioni. Sono spesso usate per attribuire alle parole sensi particolari, diversi da quelli comunemente attribuiti a esse;
    • i trattini e le parentesi sono usati per isolare incisi all’interno della frase. E’ preferibile evitarli perché gli incisi spostano l’attenzione di chi legge dagli elementi principali della frase su quelli secondari.
  • scrivere per punti. Quando c’è l’esigenza di fornire molte informazioni, è consigliabile utilizzare una struttura di elenchi puntati o numerati. Le liste aiutano la leggibilità e la comprensione, chiariscono la sequenza e la relazione tra le idee e i fatti esposti nel testo e consentono di non utilizzare frasi subordinate che possono essere di difficile comprensione.
    Si usano gli elenchi numerati quando c’è una priorità delle voci, dalla più importante alla meno importante.
    Per essere chiara e leggibile, la lista deve essere elaborata secondo il principio del parallelismo:

    • parallelismo nel contenuto: tutte le voci devono essere omogenee, riferirsi cioè alla stessa classe di informazioni o di dati.
    • parallelismo grammaticale: o tutti sostantivi o tutti verbi, o tutti con l’articolo o tutti senza.
    • parallelismo visivo: tutte le voci della lista devono essere introdotte dallo stesso simbolo grafico ed essere di lunghezza abbastanza simile. Le liste possono avere più livelli e quindi ogni voce può avere varie sottovoci: due livelli vanno benissimo, di più creano confusione e vanificano del tutto il principale obiettivo di una lista e cioè la chiarezza.
      Ricordare comunque che:
      • ogni livello deve essere indentato rispetto al precedente;
      • ogni livello deve avere il suo simbolo grafico, ben riconoscibile rispetto a quello degli altri;
      • il livello superiore deve avere un simbolo grafico visivamente più forte.
  • Utilizzare parole ed espressioni comuni, della vita di tutti i giorni,
    e brevi. Le parole di uso quotidiano sono brevi, concrete e descrivono cose reali prima che concetti. Quando ci rivolgiamo a un pubblico ampio e indifferenziato abbiamo la necessità di attingere a parole che appartengono al vocabolario corrente (il Vocabolario di base della lingua italiana contiene meno di 7.000 parole). Inoltre, le persone con disabilità dell’udito possiedono un vocabolario limitato e faticano a padroneggiare i tantissimi sinonimi presenti nella lingua italiana.
    Quindi, non è buona norma moltiplicare i sinonimi per lo stesso concetto. Le ripetizioni indicano che si sta ancora parlando dello stesso argomento; questo contraddice quello che ci hanno insegnato in ambito scolastico, ma contiene le possibilità di confusione.
    E’ quindi sconsigliabile usare:
    • parole e formule dotte, arcaiche e letterarie;
    • grecismi e latinismi;
    • locuzioni solenni;
    • termini stranieri e latini (quando esiste un termine corrispondente nella lingua italiana).
  • evitare le espressioni prolisse, le perifrasi, le circonlocuzioni, le frasi fatte, gli anglismi, i latinismi, le forme arcaiche, dotte e i termini tecnici e specialistici.
    Le parole tecnico-specialistiche possono apparire ai non esperti completamente incomprensibili.
  • quando è possibile, usare parole di uso comune al posto di termini tecnici.
  • quando è inevitabile usare termini tecnici, è necessario fornire una breve spiegazione la prima volta che vengono usati nel testo.
    Quando si tratta di testi lunghi che contengono numerosi termini tecnici può essere utile fornire un glossario che spieghi il significato delle parole principali.
  • spiegare sempre sigle e gli acronimi. Perché i testi risultino chiari, è preferibile usare poche abbreviazioni e sigle, soprattutto quando queste sono poco comuni, oppure tipiche di alcuni tipi di testo e di linguaggi settoriali.
    Per quando riguarda il modo di scrivere le sigle non esiste una norma valida in assoluto e osservata da tutti. Tutto maiuscolo, tutto minuscolo, lettera iniziale maiuscola e le altre lettere minuscole, con o senza i puntini
    separatori, ecc. sono tutte variazioni possibili. La tendenza attuale è quella di scrivere le sigle e gli acronimi soltanto con la prima lettera maiuscola: Bot, Csm, Enea, Usl, Confesercenti, Confindustria, ecc.

L’efficacia dei testi

Oltre a scrivere il testo in modo semplice e corretto, si possono utilizzare altri accorgimenti per rendere il testo più efficace e vicino al lettore:

  • Rivolgersi direttamente al lettore
    Rivolgersi direttamente al lettore/utente, esprimersi con uno stile personale e riconoscibile è importante
    per qualsiasi testo, ma diventa indispensabile per i testi on line.
    Far sentire al lettore che dietro alle parole non c’è solo un’azienda o un’istituzione, ma ci sono delle persone significa coinvolgerlo e attirare la sua attenzione.
    Se a questo aggiungiamo il fatto che spesso i testi on line servono per compiere vere e proprie operazioni, utilizzare un tono diretto e confidenziale è sicuramente d’obbligo: dare del tu per indicare operazioni quali scarica il modulo, guarda, compila la richiesta, ecc.
    Se invece l’intento perseguito è quello di essere oggettivo è meglio usare il si impersonale, ma il coinvolgimento del lettore è sicuramente più difficile.
  • Privilegiare i verbi rispetto ai sostantivi
    I verbi sono le parole più forti della lingua. E’ tipico del linguaggio burocratico spegnere l’energia di un verbo trasformandolo in un sostantivo. Il verbo che descrive l’azione diventa un nome e quindi per funzionare, la frase ha bisogno di un altro verbo. Questo procedimento si contrappone all’esigenza di una scrittura (on line e non) di essere incisiva, sintetica e diretta. (es.: anziché “a fini di programmazione e monitoraggio” utilizzare “per programmare e controllare”)
  • Preferire sempre espressioni concrete e dirette piuttosto che astratte e involute
    Un testo risulta comprensibile ed efficace se utilizza parole comuni, semplici e concrete (es.: “verificare” e non “procedere alla verifica”, “soldi” e non “liquidi”). A queste caratteristiche è possibile aggiungere un’ultima caratteristica: la brevità. Tra due parole con lo stesso significato privilegiare sempre la parola corta.
    Sono perciò da evitare:

    • parole e locuzioni verbali astratte;
    • verbi derivati da sostantivi;
    • parole che abbiano più significati nell’uso comune;
    • parole e locuzioni che attenuano il significato;
    • metafore, similitudini o altre figure retoriche che potrebbero non venire comprese da tutti;
    • perifrasi lunghe e complesse.

    Per indicare cose o persone evitare di usare denominazioni diverse da quelle proprie, più usuali e quindi
    più comprensibili (ad esempio Il Quirinale al posto del presidente della Repubblica).

  • Usare un linguaggio positivo (privilegiare la forma affermativa delle frasi a quella negativa, evitare la doppia negazione)
    Di fronte a una frase negativa, spesso i lettori devono tradurla in positivo per capirla. La comprensione è ostacolata quando il lettore deve eseguire un rovesciamento logico, come nei seguenti casi:

    • non molti > pochi
    • non lo stesso > diverso
    • non abbastanza forte > debole
    • non ricordavo > ho dimenticato
  • Evitare i luoghi comuni
    Le frasi fatte e i luoghi comuni sono assolutamente da evitare, perché banalizzano il testo, distolgono l’attenzione del lettore e possono comunque non venire compresi da tutti. Per risparmiare la fatica d’inventare nuove espressioni, si finisce con l’usare quelle già sentite, attingendo dal bagaglio di frasi fatte dei vari linguaggi settoriali: quello burocratico-politico-sindacale, quello giornalistico, ecc.

In definitiva: semplificare, semplificare, semplificare.


Usability - LanguageTecniche di semplificazione del linguaggio

Come comunicare in maniera più immediata

Un problema emerso come molto forte già da una decina danni è la lontananza esistente spesso tra il linguaggio impiegato dalle Amministrazioni per informare e comunicare e i cittadini a cui le comunicazioni sono riferite.

La lontananza che il linguaggio burocratico ha rispetto a quello comunemente utilizzato dai cittadini diventa spesso un elemento che va ad impattare sulla reale efficacia dello stesso messaggio e della sua effettiva e concreta ricezione e comprensione.
Per molto tempo si è scambiato il linguaggio burocratico per un linguaggio tecnico, attribuendo la sua scarsa comprensibilità alla necessaria complessità e specificità.
In realtà, la scarsa immediatezza del linguaggio burocratico è soprattutto dovuta alla sua pesantezza, risultato di più fattori quali:

  • elevato impiego di parole inconsuete, spesso arcaiche
  • complessità del periodare, lungo e pieno di incisi, di frasi subordinate e relative
  • eccessiva formalità e forte commistione con il linguaggio legislativo

A questo proposito il Dipartimento della Funzione Pubblica ha emanato una serie di direttive al fine di semplificare il linguaggio burocratico utilizzato dalle Pubbliche Amministrazioni e far sì che esse adottino modalità comunicative e stili più immediati e più vicini ai loro utenti e riceventi.

Aspetto fondamentale che il legislatore sottolinea in più punti e che testimonia il reale e significativo mutamento di prospettiva, è la centralità che deve assumere il destinatario della comunicazione: è necessario che la Pubblica Amministrazione identifichi a chi è rivolta la propria comunicazione e si sforzi di adattarla il più possibile ad esso.

A questo proposito è utile che tali indicazioni si trasformino in una nuova modalità di comunicare da parte della Pubblica Amministrazione, nuova modalità che dovrebbe essere applicata a 360°, quindi sia nelle comunicazioni esterne che nelle comunicazioni interne.
Semplificare il linguaggio amministrativo presuppone di agire su tre ambiti: l’organizzazione logico-concettuale del testo, la sintassi e il lessico.

Per realizzare questa semplificazione è utile agire su due aspetti formulando in maniera chiara l’oggetto principale della comunicazione:

  • ambito redazionale, quindi su tutto ciò che riguarda la scelta delle parole, l’organizzazione e la strutturazione della frase e delle informazioni da trasmettere
  • ambito grafico, quindi la scelta del carattere, l’impaginazione e gli altri elementi grafici di compendio

Per quanto riguarda le tecniche, per semplificare il linguaggio è necessario:

  • intervenire sulle parole
  • intervenire sulle frasi
  • organizzare in maniera appropriata i concetti che si vogliono esprimere
  • formulare in maniera chiara l’oggetto principale della comunicazione
  • porre attenzione alla grafica, che non è da considerare solo un elemento decorativo, ma un trattamento funzionale alla qualità comunicativa del testo

Inoltre è importante anche che le informazioni siano accessibili. Infatti non basta che il messaggio sia scritto chiaramente ma anche che sia chiaramente leggibile. Per questo vediamo il paragrafo successivo dedicato all’accessibilità delle informazioni.


Usability - WAIAccessibilità W3C – Linee Guida

Un servizio o una risorsa sono detti accessibili quando un utente può accedervi con estrema facilità.

La parola è riferita anche alla possibilità di fruire dei sistemi informatici e delle risorse software da parte di persone con ridotte (o assenti) capacità sensoriali, motorie e psichiche.

Inoltre fanno parte di questa definizione anche l’insieme delle tecnologie che rendono una risorsa accessibile.

Un “sito web accessibile” è quel sito navigabile anche da parte di individui disabili e affetti da patologie.
Un sito web si dice accessibile quando:

  • consente il ridimensionamento dei caratteri
  • è compatibile con un ampio insieme di browser e con sistemi operativi e hardware differenti
  • presenta un buon contrasto di tinte colore
  • mostra testi facilmente comprensibili, chiari e ben impaginati
  • ha una navigazione facile da comprendere
  • i link portano sempre a una destinazione e si mostrano coerenti
  • i contenuti sono impaginati in modo ordinato e riconoscibile
  • è abilitato alla lettura dei testi attraverso strumenti detti screenreader

Sitografia

http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=152&idSezioneRif=39
http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=56&idSezioneRif=39
http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=1069&idSezioneRif=39
http://it.wikipedia.org/wiki/Usabilit%C3%A0

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s